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G.T.D. à  GLORIA TIBI DOMINE

  La sigla G.T.D. sta per Gloria Tibi Domine, ovvero Gloria a Te, o Signore.

Da più di trent’anni, da quando ho cominciato a raccogliere un po’ più sistematicamente foto e scritti, ho pensato che tutto quello che avrei fatto di positivo avrebbe reso gloria a Dio.  Forse perché sia una persona speciale o un bigotto?

Al contrario. Secondo i canoni del mondo io sarei nell’assoluta normalità e con qualche deficienza.

Da cattolico sono credente e praticante, ma so bene che in me stesso, nei cristiani e nella stessa Chiesa Cattolica ci sono anche numerose incoerenze. Figuriamoci per chi crede in altro!

Tuttavia, non c’è da meravigliarsi in quanto Gesù, prima di lasciare questo mondo, promise di inviare ai suoi discepoli lo Spirito Santo che, proprio perché è una Forza divina, assiste occasionalmente i credenti, ma non convive con essi.

Il punto di discrimine è dato dall’osservare quando qualcuno è ispirato dallo Spirito: opera il bene in maniera inconsueta e produce suo malgrado frutti di bene.

Pertanto, l’eccellenza, che ha caratterizzato e caratterizza talvolta alcune mie performance, testimonia che questa grandezza non proviene da me. È per questo che sono arciconvinto di dover ringraziare e rendere gloria a Dio: prima perché ci farà superare il vincolo della morte, poi perché ogni tanto mi illumina: Gloria Tibi Domine, appunto.

Devo anche precisare che questa pagina deriva da un’analoga pubblicazione sull’altro mio sito www.ominda.it . Su quel sito c’è un indice di alcuni brani della Sacra Scrittura con l’indicazione dei versetti da cui sono tratti, che non è presente su questo sito. Chi lo desiderasse può consultare direttamente www.ominda.it , cliccando sulla sigla G.T.D. e seguendo le istruzioni.

In questo caso ho solo riportato il testo dei brani qui di seguito suddivisi fra: i Vangeli; gli altri libri del Nuovo Testamento; l’Antico Testamento.

Quanto alla Bibbia, essa è storicamente un insieme di libri, ordinati nei 52 libri dell’Antico Testamento e nelle diverse sezioni del Nuovo Testamento (i quattro Vangeli, gli Atti e le lettere degli Apostoli, l’Apocalisse).

Quanto alla progressiva relazione fra Dio e l’umanità essa inizia ad avere una caratterizzazione pregnante con Abramo, una seconda tappa importante con gli Israeliti, tramite Mosè e alcuni dei profeti, come Elia, secondo i riferimenti dell’Antico Testamento. Ma la rivelazione piena dell’essenza di Dio è stata completata con e in Gesù, Israelita anch’egli, come descritto nel Nuovo Testamento a partire da Giovanni Battista.

Il cristianesimo, dunque, origina dalla storia del popolo israelitico, ma si fonda sulle parole, sulle opere, sulla vita, sulla morte in croce e, soprattutto, sulla risurrezione di Gesù di Nazareth.

Ne deriva che l’Antico Testamento non può che essere letto e interpretato alla luce di quanto Gesù ha rivelato di Dio: Dio è Amore. Essendo Dio Amore, non è il “dio degli eserciti” e nemmeno il “dio di Israele”, come ripetutamente indicato nell’Antico Testamento. Inoltre, egli non punisce gli esseri umani per i loro comportamenti, alla stessa stregua degli dèi greci; sono i comportamenti umani, ispirati dal demonio, a generare la violenza, la falsità e il male diffusi.

Pertanto, bisognerebbe stare molto attenti a proclamare con leggerezza tutto l’Antico Testamento come “parola di Dio”, perché tale non è sempre.

A differenza del Nuovo Testamento che presuppone anch’esso un approccio assistito che, in “Spirito e Verità”, tenda a cogliere l’essenza del messaggio evangelico.

Aggiungo, poi, con estrema chiarezza, che l’amore oggi esaltato e praticato fisicamente, come in una competizione sportiva, non ha nulla a che vedere con l’Amore di Dio. 

Tutto ciò premesso e, indipendentemente dalla scelta dei suoi testi, dai problemi linguistici e interpretativi di cui è stata oggetto la Bibbia, essa contiene anche nell’Antico Testamento frasi e affermazioni che hanno un carattere universale, e che sono ancora attuali.

Le vicende umane che vi sono poi raccontate, salvo quelle dei primi libri dell’Antico Testamento, che hanno più un valore simbolico rispetto alla realtà, pur riferendosi a più di due/tre mila anni or sono, travalicano anch’esse il tempo e raccontano di sentimenti e azioni senza tempo. Infine, diverse istituzioni attuali, politiche e religiose e civili derivano da tradizioni bibliche.

Il fascino straordinario di questo libro è dato dal fatto che da diversi secoli milioni di uomini di ogni razza e popolo hanno trovato in esso “parole di vita eterna”. E non sono pochi gli uomini e le donne che in virtù della Fede in Dio e nel Suo Figlio, Gesù Cristo, hanno dato testimonianze di straordinaria abnegazione non disdegnando di offrire la propria vita in una maniera sconosciuta alla logica umana.

Una singolarità di questa particolare esperienza umana, perdurante, è che pur essendo Gesù un’Israelita, gran parte del suo popolo non lo ha riconosciuto, non lo accetta e fa riferimento al solo Antico Testamento; un’altra curiosità è che la dottrina di Gesù, piuttosto che in Israele, da dove origina, si è sviluppata proprio fra coloro che occupavano all’epoca Israele: i romani e a Roma, dov’è ora la Sede della Chiesa cattolica fondata su Gesù di Nazareth e sui suoi dodici Apostoli, più San Paolo.

Il Cristianesimo e in particolare il Cattolicesimo, iniziando proprio da San Paolo, si è diffuso in tutto il mondo e, per lo stesso invito di Gesù, è diretto a tutti gli esseri umani della Terra.

Certo, la Bibbia è un libro così vasto che vi si può trovare di tutto, la giustificazione o la condanna di tutto.

E poiché scrivo questa pagina il 5 settembe 2026 osservo che Israele, come Nazione, dopo aver subìto il 7 ottobre 2023 dai suoi nemici un pesante, vile e barbaro attacco a parte del suo popolo, sta andando oltre quella che avrebbe potuto essere una giusta ritorsione e, senza scrupoli nei confronti della popolazione altrui, sta cogliendo l’occasione per allargare i suoi confini territoriali.

Non vorrei che Israele, riferendosi all’Antico Testamento, trovi in esso l’energia morale per la sua violenta azione, pensando di essere assistito dal “dio degli eserciti” che lo ha guidato anticamente alla vittoria; ma che non gli ha risparmiato esili e devastazioni. Il dio degli eserciti non esiste!

Mi soffermo ancora su qualche precisazione. Quando ero bambino, Dio mi è stato presentato come uno che scrutava tutto quello che facevo, insomma una presenza autoritaristica. Purtroppo, ciò è sbagliato perché si è fatto riferimento alla figura di Dio legata all’Antico Testamento. Gesù ha proclamato che Dio è Amore e ha dimostrato con la sua vita in che cosa l’Amore consistesse.

Cosa cambia? Tutto: non abbiamo un potentissimo rivale, ma un Padre, come Gesù ci ha invitato a chiamare Dio.

Attenzione! Ciò non vale solo per il Cristianesimo e il Cattolicesimo, ma anche per tutte le altre dottrine che si riferiscono a Dio. Dio non è fondamentalista e non predica il fondamentalismo, mai! Pertanto, diverse religioni anche con miliardi di seguaci non sono tali e con Dio esse non hanno nulla a che vedere.

Ma, dunque, come si potrebbe riassumere in concreto il messaggio di Dio e di Gesù per ogni essere umano? 

Riporto la sintesi di quello che ho capito approcciando la Sacra Scrittura, frequentando da settant’anni la Santa Messa; accostandomi frequentemente ai Sacramenti, in particolare all’Eucarestia; avendo in passato partecipato a diversi movimenti cattolici; e, non ultimo, tenendomi informato sulle conclusioni del Concilio Ecumenico Vaticano II tenutosi dal 1962 al 1965.

Prima, però, devo chiarire due questioni fondamentali: 1) con quali sentimenti accostarsi a Dio? 2) Con quale convinzione?

La prima risposta la dà direttamente Gesù: “I veri adoratori adoreranno Dio in Spirito e Verità”. Dunque, con una mente sgombra da interessi personali e collettivi, elevando il proprio essere alle vette più alte; poi nella Verità. È ormai stata smontata l’affermazione che la verità non esiste. Se non esistesse, anche l’affermazione della sua inesistenza non sarebbe accoglibile. Al contrario, gran parte del male di questo modo è provocato dalla falsità diffusa in tutti gli ambiti e proposta senza ritegno a tutti i popoli della Terra.

Sull’affermazione di Gesù “In Spirito e Verità” devo aggiungere che essa ha cambiato nel tempo radicalmente le mie relazioni con Dio, con la Sacra Scrittura, con la Chiesa e con tutto ciò che ne consegue. Pur rimanendo nella mia debole e fragile umanità.

Quanto alla seconda questione, devo scendere di livello, dichiarando al mondo intero che Dio non è fesso!

Erroneamente si pensa che Dio siano la Chiesa, i cristiani, le manifestazioni religiose popolari. Si è in grave errore: si può prendere in giro tutti, anche sé stessi ma, se Dio è pur misericordioso, non lo si può circuire. Concetto che viene richiamato anche dalla Bibbia: “Voi pensate di potermi ingannare?”.

Dunque, cosa ci vorrebbe dire il Signore, secondo quanto ho capito?

Cerca di sviluppare le tue doti e caratteristiche personali e orientale al bene; al rispetto della persona e della natura; alla costruzione di un mondo più equo e giusto e, se mi invocherai e ti affiderai a me, io ti sosterrò. Ma, fai attenzione, perché la mia assistenza non è continua, è richiesto il tuo personale e diligente impegno e la consapevolezza che, quando sarai “grande”, non sarà dipeso da te.

E il male e la cattiveria di questo mondo? Come leggerai nell’Antico Testamento, la morte e il male sono entrati nel mondo per l’azione del diavolo, a cui si associano tutti quelli che operano il male, che saranno destinati alla morte.

Per chi si affida a me, non esiste la morte, ma la Vita eterna, la felicità eterna.

E la tua Chiesa? Nella mia Chiesa la presenza del mio Spirito Santo è continua, ma non sempre presente in tutti i suoi membri. Imparate a discernere secondo il principio dell’Amore, che non è debolezza, non è assecondare la mediocrità, che non è il lasciar correre, ma è l’impegnarsi a migliorare sé stessi, quelli che incontriamo, quello che facciamo con un atteggiamento veritiero e di promozione dell’altro, senza avvilirlo.

Non mi chiedete soldi, il potere o il successo, ma la Grazia del mio Spirito per conoscermi e amarmi, adoperatevi alacremente e abbandonatevi a me, perché non vi lascerò soli, anche in punto di morte.

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DAI QUATTRO VANGELI (di: Matteo, Marco, Luca e Giovanni, secondo una sequenza casuale).

Io Sono la Via, la Verità e la Vita. Senza di me non potete fare nulla (che produca frutti di vero bene).

Io sono la Risurrezione e la Vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue non morirà in eterno.

Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera”.

Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù, dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: "Dammi da bere". I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: "Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei, infatti, non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva".

Gli dice la donna: "Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?". Gesù le risponde: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna". "Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua". Le dice: "Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui". Gli risponde la donna: "Io non ho marito". Le dice Gesù: "Hai detto bene: "Io non ho marito". Infatti, hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero".

Gli replica la donna: "Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare".

Gesù le dice: "Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così, infatti, il Padre vuole che siano quelli che lo adorano.

Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità".

Gli rispose la donna: "So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa".

Le dice Gesù: "Sono io, che parlo con te".

In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno, tuttavia, disse: "Che cosa cerchi?", o: "Di che cosa parli con lei?". La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?". Uscirono dalla città e andavano da lui.

Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui,

e disse: "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua

con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò

più, finché essa non si compia nel regno di Dio". 

E preso un calice, rese grazie e disse:

"Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio".

Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: "Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me".

Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi.

Ho inserito questo brano prima di altri perché da esso discende l’Eucarestia, celebrata in ogni Santa Messa nel mondo.

Con essa si celebra la presenza reale di Gesù sull’altare che ripete, tramite il sacerdote, il gesto dell’ultima cena comunicandosi

ai fedeli, ma solo a quelli che vivono questo momento con Fede viva, adeguata preparazione, desiderio di Gesù e raccoglimento.

Si tratta della preghiera più eccelsa e fruttuosa della cristianità, ma purtroppo poco seguita.

Se, come qualcuno potrebbe pensare, la Madonna e i Santi non gioissero di ciò, non si potrebbero considerare santi!

 Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli...

...Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.

Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.

Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.

Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi.

"Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai

nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli.

Sì, Padre, perché così a te è piaciuto.

Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano,

benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano...

(che non significa subire la violenza ma, piuttosto, non considerare gi altri diversi da noi, in ogni caso).

...Dà a chiunque ti chiede, e a chi prende del tuo, non richiederlo.

Ciò che volete gli altri facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. 8Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.

Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.

 Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori

fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito

ne avrete?  Anche i peccatori fanno lo stesso...

...Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza

sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo;

perché Egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi.

Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.

Gesù di buon mattino si recò di nuovo al Tempio e tutto

il popolo accorreva a Lui; Egli, sedutosi, li ammaestrava.

Allora i capi del popolo (scribi e farisei) gli conducono una donna

sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono:

“Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio.

Mosè nella legge ci ha comandato di lapidare (uccidere a pietrate) tali donne. Tu che ne dici?”

Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo.

Gesù, chinatosi, si mise a scrivere per terra con il dito.

E, siccome insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra contro di lei”. E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra.

Ma quelli, udito ciò, presero a ritirarsi uno dopo l’altro,

a cominciare dai più anziani.

Rimase solo Gesù con la donna che stava nel mezzo. Allora Gesù alzatosi le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”.

Ed ella rispose: “Nessuno Signore”.

Gesù le disse: “Neanche io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.

Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri:

“Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé:

O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.

Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo:

O Dio, abbi pietà di me peccatore.

Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato".

“Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti  e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.

Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me,  che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo, infatti, è dolce e il mio carico leggero".

"Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio.

Infatti, non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato;

una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio...

...Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire a tuo fratello:

Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, mentre tu non vedi la trave che è nel tuo?

Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello.

Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni.

Ogni albero, infatti, si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo.

L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male,

perché la bocca parla dalla pienezza del cuore.

Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico?

Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia. Venuta la piena, il fiume irruppe contro quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.

Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta.

Il fiume la investì e subito crollò, e la rovina di quella casa fu grande.

 “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto.

Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io.

E del luogo dove io vado, voi conoscete la via". Gli disse Tommaso: "Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?".

Gli disse Gesù: “Io sono la Via, la Verità e la Vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto".

...In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.

Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

...Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.

Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, Egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dá il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore... Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato...

Un giorno sedeva insegnando. Sedevano là anche farisei e dottori della legge, venuti da ogni villaggio della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni. Ed ecco alcuni uomini, portando sopra un letto un paralitico, cercavano di farlo passare e metterlo davanti a lui. Non trovando da qual parte introdurlo a causa della folla, salirono sul tetto e lo calarono attraverso le tegole con il lettuccio davanti a Gesù, nel mezzo della stanza.

Veduta la loro fede, disse: "Uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi". Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere dicendo: “Chi è costui che pronuncia bestemmie? Chi può rimettere i peccati, se non Dio soltanto?". Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: "Che cosa andate ragionando nei vostri cuori?  Che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i tuoi peccati, o dire: Alzati e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati: io ti dico - esclamò rivolto al paralitico – alzati, prendi il tuo lettuccio e va a casa tua". Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e si avviò verso casa glorificando Dio. Tutti rimasero stupiti e levavano lode a Dio; pieni di timore dicevano: "Oggi abbiamo visto cose prodigiose".

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Gesù parlò di nuovo dicendo: “Io sono la luce del mondo. Chi mi segue non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” ... “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi”.

...Allora Gesù disse loro apertamente: “Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da Lui!”...

...Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro...Marta, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, Egli te la concederà”. Gesù le disse: “Tuo fratello risusciterà”. Gli rispose Marta: “So che risusciterà nell’ultimo giorno”.

Gesù le disse: “Io sono la Risurrezione e la Vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me non morirà in eterno. Credi tu questo?”. Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo”...Maria, dunque, quando giunse dov’era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: “Signore, se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto!”.  Gesù allora, quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: “Dove l’avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere”.

Gesù scoppiò in pianto... Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. Disse Gesù: “Togliete la pietra”. Gli rispose Marta, la sorella del morto: “Signore, già manda cattivo odore perché è di quattro giorni”. Le disse Gesù: “Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?”. Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: “Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, affinché credano che Tu mi hai mandato”. E detto questo gridò a gran voce:” Lazzaro, vieni fuori!”.  Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolte in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”. Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: “Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare "rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare "maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi.

Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l’oro del tempio si è obbligati. Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l’oro o il tempio che rende sacro l’oro?

E dite ancora: Se si giura per l’altare non vale, ma se si giura per l’offerta che vi sta sopra, si resta obbligati. Ciechi!

Che cosa è più grande, l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta?

Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra, e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che l’abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso.

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell’aneto e del cumino, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto mentre all’interno sono pieni di rapina e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi netto! 

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità.

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti, e dite: Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro per versare il sangue dei profeti; e così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli degli uccisori dei profeti. Ebbene, colmate la misura dei vostri padri! Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna?

Perciò ecco, io vi mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachìa, che avete ucciso tra il santuario e l’altare. In verità vi dico: tutte queste cose ricadranno su questa generazione.

Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!

Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più finché non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!".

Gesù parlò di nuovo dicendo: “Io sono la luce del mondo. Chi mi segue non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” ... “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi”.

Gli risposero: “...noi abbiamo un solo Padre, Dio”. Gesù disse loro: “Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste,

perché da Dio sono uscito e vengo: non sono venuto da me stesso, ma Lui mi ha mandato. Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non siete capaci di ascoltare le mie parole. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna.

A me, invece, non credete, perché dico la verità...

...Se dico la verità, perché non mi credete?  Chi è da Dio ascolta le parole di Dio: per questo voi non le ascoltate, perché non siete da Dio... ...In verità in verità vi dico: chi osserva la mia parola non morirà in eterno”.

Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure, il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?

E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure, io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?

Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.  Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini.  A ciascun giorno basta la sua pena. Chi di voi, per quanto si affanni, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?

Interrogato dai farisei: "Quando verrà il regno di Dio?", rispose: "Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!".

Disse ancora ai discepoli: "Verrà un tempo in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: Eccolo là, o: eccolo qua; non andateci, non seguiteli. Perché come il lampo, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga ripudiato da questa generazione. Come avvenne al tempo di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, si ammogliavano e si maritavano, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece perire tutti. Come avvenne anche al tempo di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma nel giorno in cui Lot uscì da Sodoma piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece perire tutti.

Così sarà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si rivelerà. In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza, se le sue cose sono in casa, non scenda a prenderle; così chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot.

Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece l’avrà perduta la salverà. Vi dico: in quella notte due si troveranno in un solo letto: l’uno verrà preso e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà presa e l’altra lasciata". Allora i discepoli gli chiesero: "Dove, Signore?". Ed egli disse loro: "Dove sarà il cadavere, là si raduneranno anche gli avvoltoi".

Io sono la porta: se uno entra attraverso di me sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Io sono venuto perché abbiate la vita e l’abbiate in abbondanza. Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la vita per le sue pecore.

Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde, perché è mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e Io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. Ed ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche queste devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge sotto un solo pastore.  Per questo il Padre mi ama perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma io la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio. Le opere che compio in nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza, ma voi non credete perché non siete mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce ed io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non moriranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola.

Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?".  Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: "Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo". Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: “Di chi è questa immagine e l’iscrizione?". Gli risposero: "Di Cesare". Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio".

A queste parole rimasero sorpresi e, lasciatolo, se ne andarono.

Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola,

depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto...

...Quando, dunque, ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: "Sapete ciò che vi ho fatto?

Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica...

...In verità, in verità vi dico: Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato...

...Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri".

Gesù rispose: "È giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo.

In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo;  se invece muore, produce molto frutto.

 Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.

 Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà.

 Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora!

Padre, glorifica il tuo nome".  Venne allora una voce dal cielo: "L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!".

 La folla che era presente e aveva udito diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: "Un angelo gli ha parlato".

 Rispose Gesù: "Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori.  Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me".  Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire. Allora la folla gli rispose: "Noi abbiamo appreso dalla Legge che il Cristo rimane in eterno; come, dunque, tu dici che il Figlio dell’uomo deve essere elevato? Chi è questo Figlio dell’uomo?". Gesù allora disse loro: "Ancora per poco tempo la luce è con voi. Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce credete nella luce, per diventare figli della luce". Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose da loro.  Sebbene avesse compiuto tanti segni davanti a loro, non credevano in lui;  perché si adempisse la parola detta dal profeta Isaia... Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma non lo riconoscevano apertamente a causa dei farisei, per non essere espulsi dalla sinagoga; amavano infatti la gloria degli uomini più della gloria di Dio.

 Gesù allora gridò a gran voce: “Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.

 Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare. E io so che il suo comandamento è vita eterna.

 Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me".

Gesù raccontava ai suoi discepoli: “C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti sarebbero persuasi".     (Chi non vuol credere, non crederà in Dio in nessun caso: in tal modo si condanna da solo).

Ora però vado da Colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai?  

Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore. 

Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore;

ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato,

alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.

Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.

Quando però verrà lo Spirito di verità, Egli vi guiderà alla Verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà.

Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà.

 ...La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato. Chi vuol fare la sua volontà, conoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso. Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che l’ha mandato è veritiero, e in lui non c’è ingiustizia...

 ...Non giudicate secondo le apparenze, ma giudicate con giusto giudizio!...

 ...Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure, io non sono venuto da me e chi mi ha mandato è veritiero,

e voi non lo conoscete. Io però lo conosco, perché vengo da Lui ed Egli mi ha mandato... 

...Per poco tempo ancora rimango con voi, poi vado da colui che mi ha mandato.

Voi mi cercherete, e non mi troverete, e dove sono io, voi non potrete venire...

 Rispose loro Gesù, dopo che avevano mangiato:

“In verità, in verità vi dico: Voi mi cercate non perché avete visto cose straordinarie, ma perché avete mangiato pane a sazietà. Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, che io vi darò”.

Gli dissero: “Cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?

Gesù rispose: “Questa è l’opera di Dio: credere in colui che Egli ha mandato...

 Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete... 

Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno... 

Chi crede ha la vita eterna... 

Io sono il pane della vita.

I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti. Questo è il pane disceso dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se qualcuno mangia di questo pane, vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo...

 In verità, in verità vi dico: se non mangiate la mia carne e non berrete il mio sangue, non avrete in voi la vita.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me ed io in lui... Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.

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Poi discese a Cafarnao, una città della Galilea, e il sabato ammaestrava la gente. Rimanevano colpiti dal suo insegnamento, perché parlava con autorità. Nella sinagoga c’era un uomo con un demonio immondo e cominciò a gridare forte: “Basta! Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? So bene chi sei: il Santo di Dio!".

 Gesù gli intimò: "Taci, esci da costui!".

 E il demonio, gettatolo a terra in mezzo alla gente, uscì da lui, senza fargli alcun male.

Tutti furono presi da paura e si dicevano l’un l’altro: “Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza

agli spiriti immondi ed essi se ne vanno?".  E si diffondeva la fama di lui in tutta la regione.

Gli si avvicinarono poi alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda: "Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette, e morirono tutti senza lasciare figli. Da ultimo anche la donna morì. Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie".

Gesù rispose: "I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio.

Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui".

Dissero allora alcuni scribi: "Maestro, hai parlato bene".

E non osavano più fargli alcuna domanda.

 In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: "Chi, dunque, è il più grande nel regno dei cieli?".

Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.

Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.

 Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!  ... Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio, che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.  Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi.

Come il tralcio non può far frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.

Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.  Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. 

Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono Colui che mi ha mandato...Chi odia me, odia anche il Padre mio.

Quindi, alzati gli occhi al cielo, Gesù disse: "Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te.

Poiché Tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché Egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.

Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo.

Io Ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a Te, con quella gloria che avevo presso di Te prima che il mondo fosse. Ho fatto conoscere il Tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano Tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la Tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da Te, perché le parole che hai dato a me Io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da Te e hanno creduto che Tu mi hai mandato.  Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono Tuoi. Tutte le cose mie sono Tue e tutte le cose Tue sono mie, e Io sono glorificato in loro.

Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e Io vengo a Te. Padre santo, custodisci nel Tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.  Quand’ero con loro, io conservavo nel Tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora Io vengo a Te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in sé stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato a loro la Tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La Tua parola è verità. Come Tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità. Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come Tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che Tu mi hai mandato. E la gloria che Tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola.  Io in loro e Tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che Tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono Io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché Tu mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non Ti ha conosciuto, ma io Ti ho conosciuto; questi sanno che Tu mi hai mandato.  E io ho fatto conoscere loro il Tuo nome e lo farò conoscere, perché l’Amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro”.

Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno.

Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: "E’ meglio che un uomo solo muoia per il popolo"...

...Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina.

Gesù gli rispose: "Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto".

Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: "Così rispondi al sommo sacerdote?". Gli rispose Gesù: "Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?"...Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua.

Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: "Che accusa portate contro quest’uomo?". Gli risposero: "Se non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato".

Allora Pilato disse loro: "Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!".

Gli risposero i Giudei: "A noi non è consentito mettere a morte nessuno".

...Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: "Tu sei il re dei Giudei?".

Gesù rispose: "Dici questo da te oppure altri te l’hanno detto sul mio conto?".

Pilato rispose: "Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?".

Rispose Gesù: "Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù".

Allora Pilato gli disse: "Dunque tu sei re?".

Rispose Gesù: "Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla Verità. Chiunque è dalla Verità, ascolta la mia voce".

Gli dice Pilato: "Che cos’è la verità?".

E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: "Io non trovo in lui nessuna colpa”.

...Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere.

Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. E l’iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei. 

Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra.

I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: "Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!". 

Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: "Ha salvato altri, non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo".

E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano...

...Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio.

Alle tre Gesù gridò con voce forte: “Eloì, Eloì, lemà sabactàni?”, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?  

Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: "Ecco, chiama Elia!". Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: "Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce".

Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, dall’alto in basso.

Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: "Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!".

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!". Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.

I discepoli, intanto, se ne tornarono di nuovo a casa. Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: "Donna, perché piangi?". Rispose loro: "Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto". Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: "Donna, perché piangi? Chi cerchi?". Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: "Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo". Gesù le disse: "Maria!".

Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: "Rabbunì!", che significa: Maestro!

Gesù le disse: "Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro".  Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: "Ho visto il Signore" e anche ciò che le aveva detto.

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi".

Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi".

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù.

Gli dissero allora gli altri discepoli: "Abbiamo visto il Signore!". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò". 

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!".

Poi disse a Tommaso: "Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!".

Rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!".

Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!".

Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro.

Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade.

E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare". Gli dissero: "Veniamo anche noi con te". Allora uscirono e salirono sulla barca, ma in quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: "Figlioli, non avete nulla da mangiare?".

Gli risposero: "No". Allora disse loro: "Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete". La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: "E’ il Signore!". Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi la sopravveste, poiché era spogliato, e si gettò in mare.

Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri.  Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.

Disse loro Gesù: "Portate un po’ del pesce che avete preso or ora". Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatre grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: "Venite a mangiare". E nessuno dei discepoli osava domandargli: "Chi sei?", poiché sapevano bene che era il Signore. Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce. Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti...

...Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

 

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DAGLI ALTRI LIBRI DEL NUOVO TESTAMENTO.

Ma Pietro e Giovanni replicarono: "Se sia giusto innanzi a Dio obbedire a voi più che a lui, giudicatelo voi stessi; noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato".

Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. 

Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole.

Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero.

Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele.

Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno, e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.

Infatti, non per essere andati dietro a favole artificiosamente inventate vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Egli ricevette infatti onore e gloria da Dio Padre quando dalla maestosa gloria gli fu rivolta questa voce: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto". Questa voce noi l’abbiamo udita scendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte. E così abbiamo conferma migliore della parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione, come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori.

Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l’ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano!

Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito, apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre, apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me (Paolo) come a un aborto. Io, infatti, sono l’infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana; anzi ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. Pertanto, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto. Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo. Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo; poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza.  Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. Però quando dice che ogni cosa è stata sottoposta, è chiaro che si deve eccettuare Colui che gli ha sottomesso ogni cosa. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti. Altrimenti, che cosa farebbero quelli che vengono battezzati per i morti? Se davvero i morti non risorgono, perché si fanno battezzare per loro? E perché noi ci esponiamo al pericolo continuamente? Ogni giorno io affronto la morte, come è vero che voi siete il mio vanto, fratelli, in Cristo Gesù nostro Signore! Se soltanto per ragioni umane io avessi combattuto a Efeso contro le belve, a che mi gioverebbe? Se i morti non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo.

Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza.  La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quando eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, dal quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione.

Fratelli miei, non mescolate a favoritismi personali la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria. Supponiamo che entri in una vostra adunanza qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito splendidamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se voi guardate a colui che è vestito splendidamente e gli dite: "Tu siediti qui comodamente", e al povero dite: "Tu mettiti in piedi lì", oppure: "Siediti qui ai piedi del mio sgabello", non fate in voi stessi preferenze e non siete giudici dai giudizi perversi? Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri nel mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano? Voi invece avete disprezzato il povero! Non sono forse i ricchi che vi tiranneggiano e vi trascinano davanti ai tribunali? Non sono essi che bestemmiano il bel nome che è stato invocato sopra di voi? Certo, se adempite il più importante dei comandamenti secondo la Scrittura: amerai il prossimo tuo come te stesso, fate bene; ma se fate distinzione di persone, commettete un peccato e siete accusati dalla legge come trasgressori. Poiché chiunque osservi tutta la legge, ma la trasgredisca anche in un punto solo, diventa colpevole di tutto; infatti, colui che ha detto: Non commettere adulterio, ha detto anche: Non uccidere. Ora se tu non commetti adulterio, ma uccidi, ti rendi trasgressore della legge. Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio.

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.

Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.

Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti, il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l’amore. Questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri.

E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa, ma, allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Queste, dunque, le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!

Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio che restiate nell’ignoranza. Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare verso gli idoli muti secondo l’impulso del momento.  Ebbene, io vi dichiaro: come nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio può dire "Gesù è anatema", così nessuno può dire "Gesù è Signore" se non sotto l’azione dello Spirito Santo. Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune: a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza; a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni per mezzo dell’unico Spirito; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro le varietà delle lingue; a un altro infine l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose è l’unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole.

E poiché siamo Suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!

Infatti, non per essere andati dietro a favole artificiosamente inventate vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Egli ricevette infatti onore e gloria da Dio Padre quando dalla maestosa gloria gli fu rivolta questa voce: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto". Questa voce noi l’abbiamo udita scendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte. E così abbiamo conferma migliore della parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione, come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori.

Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: "Abbà, Padre!".

Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria. Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.

La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa, infatti, è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati salvati.

Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza. Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.

Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati. Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Allora il capitano uscì con le sue guardie e li condusse via, ma senza violenza, per timore di esser presi a sassate dal popolo. Li condussero e li presentarono nel sinedrio; il sommo sacerdote cominciò a interrogarli dicendo: "Vi avevamo espressamente ordinato di non insegnare più nel nome di costui, ed ecco voi avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina e volete far ricadere su di noi il sangue di quell’uomo". Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: "Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avevate ucciso appendendolo alla croce. Dio lo ha innalzato con la sua destra facendolo capo e salvatore, per dare a Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che si sottomettono a lui".

   All’udire queste cose essi si irritarono e volevano metterli a morte. Si alzò allora nel sinedrio un fariseo, di nome Gamaliele, dottore della legge, stimato presso tutto il popolo. Dato ordine di far uscire per un momento gli accusati, disse: "Uomini di Israele, badate bene a ciò che state per fare contro questi uomini. Qualche tempo fa venne Tèuda, dicendo di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quanti s’erano lasciati persuadere da lui si dispersero e finirono nel nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse molta gente a seguirlo, ma anch’egli perì e quanti s’erano lasciati persuadere da lui furono dispersi. Per quanto riguarda il caso presente, ecco ciò che vi dico: Non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questa dottrina o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio!".

Seguirono il suo parere e, richiamati gli apostoli, li fecero fustigare e ordinarono loro di non continuare a parlare nel nome di Gesù; quindi, li rimisero in libertà. Ma essi se ne andarono dal sinedrio lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù. E ogni giorno, nel tempio e a casa, non cessavano di insegnare e di portare il lieto annunzio che Gesù è il Cristo.

Un giorno Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera verso le tre del pomeriggio. Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita e lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta "Bella" a chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Questi, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, domandò loro l’elemosina.

Allora Pietro fissò lo sguardo su di lui insieme a Giovanni e disse: "Guarda verso di noi". Ed egli si volse verso di loro, aspettandosi di ricevere qualche cosa. Ma Pietro gli disse: "Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!". E, presolo per la mano destra, lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e balzato in piedi camminava; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.   Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era quello che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio ed erano meravigliati e stupiti per quello che gli era accaduto.

Mentre egli si teneva accanto a Pietro e Giovanni, tutto il popolo fuor di sé per lo stupore accorse verso di loro al portico detto di Salomone. Vedendo ciò, Pietro disse al popolo: "Uomini d’Israele, perché vi meravigliate di questo e continuate a fissarci come se per nostro potere e nostra pietà avessimo fatto camminare quest’uomo?

Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato un assassino e avete ucciso l’autore della vita.

Ma Dio l’ha risuscitato dai morti e di questo noi siamo testimoni. Proprio per la fede riposta in lui il nome di Gesù ha dato vigore a quest’uomo che voi vedete e conoscete; la fede in lui ha dato a quest’uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi.

Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, così come i vostri capi; Dio però ha adempiuto così ciò che aveva annunziato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo sarebbe morto.

Pentitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi quello che vi aveva destinato come Messia, cioè Gesù.

Egli dev’esser accolto in cielo fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose, come ha detto Dio fin dall’antichità, per bocca dei suoi santi profeti. Mosè, infatti, disse: Il Signore vostro Dio vi farà sorgere un profeta come me in mezzo ai vostri fratelli; voi lo ascolterete in tutto quello che egli vi dirà. E chiunque non ascolterà quel profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo. Tutti i profeti, a cominciare da Samuele e da quanti parlarono in seguito, annunziarono questi giorni. Voi siete i figli dei profeti e dell’alleanza che Dio stabilì con i vostri padri, quando disse ad Abramo: Nella tua discendenza saranno benedette tutte le famiglie della terra. Dio, dopo aver risuscitato il suo servo, l’ha mandato prima di tutto a voi per portarvi la benedizione e perché ciascuno si converta dalle sue iniquità". 

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DAI LIBRI DELL’ANTICO TESTAMENTO.

 

Il Signore Ti benedica e Ti protegga.

Abbia misericordia di Te.

Faccia brillare il Suo volto su di Te e Ti sia propizio.

Volga il Suo sguardo su di Te e Ti dia pace. Il Signore ti benedica.

Maledetto l'uomo che confida nell'uomo e che basa la sua vita su cose passeggere mentre dal Signore si ritira il suo cuore! Benedetto l'uomo che confida nel Signore ed è il Signore la sua speranza! Egli sarà come albero piantato presso l’acqua, verso il ruscello spinge le sue radici; non se ne accorge quando giunge il calore e permane verde il suo fogliame. Persino nell’anno della siccità non si preoccupa E non cessa di produrre il suo frutto. Io, il Signore, scruto il cuore ed esamino le reni per retribuire ciascuno secondo la propria condotta, secondo il frutto delle proprie azioni. 

Vanità delle vanità, tutto è vanità!

L’occhio non si sazia di ciò che vede, né l’orecchio si riempie di ciò che ode.

Per tutto c’è il suo momento:

un tempo per demolire ed uno per costruire;

uno per piangere ed uno per ridere;

uno per seminare ed uno per raccogliere;

uno in cui si ama ed uno in cui si odia;

uno in cui si guadagna ed uno in cui si perde;

uno per tacere ed uno per parlare;

un tempo per nascere, uno per morire. Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché l’uomo è tutto qui.

Dio giudica ogni azione, anche ciò che è nascosto.

Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode.

Io mi glorio nel Signore ascoltino gli umili e si rallegrino.

Guardate a Lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti.

Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo libera da tutte le sue angosce.

Il volto del Signore contro i malfattori, per cancellarne dalla terra il ricordo.

Gridano i giusti e il Signore li ascolta, li salva da tutte le loro angosce.

Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, egli salva gli spiriti affranti.

Il Signore riscatta la vita dei suoi servi. Chi in Lui si rifugia non sarà condannato.

Acclamate al Signore, voi tutti popoli della terra, servite il Signore nella gioia, presentatevi a lui con esultanza. Riconoscete che il Signore è Dio; egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo. Varcate le sue porte con inni di grazie, i suoi atri con canti di lode, lodatelo, benedite il suo nome; poiché buono è il Signore,

eterna la sua misericordia, la sua fedeltà per ogni generazione.

Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato chi in lui si rifugia.

Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per i figli del suo grembo?

Anche se vi fosse una donna che si dimentica, Io, invece, non ti dimenticherò mai.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: Egli annunzia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli.

La Sua salvezza è vicina a chi lo teme e la Sua gloria abiterà la nostra terra.

Misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno.

La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo.

(Io leggo e interpreto: senza il germogliare della verità sulla terrà non si affaccerà la giustizia dal cielo!).

 Quando il Signore elargirà il suo bene, la nostra terra darà il suo frutto.

Davanti a lui camminerà la giustizia e sulla via dei suoi passi la salvezza.

Sì, Dio ha creato l'uomo per l'immortalità; lo fece a immagine della propria natura.

Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo;

e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono.

Dopo che questa mia pelle sarà distrutta, senza la mia carne, vedrò Dio.

Io lo vedrò, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno non da straniero.

 Udite la parola del Signore, voi capi di Sodoma; ascolta la dottrina del nostro Dio, popolo di Gomorra!

Lavatevi, purificatevi, togliete dalla mia vista il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova.

Su, venite e discutiamo, dice il Signore. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve.

Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana.

Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra. Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada.

 Mosè ricevette i noti dieci comandamenti e iniziò a dare corpo ad una legislazione nazionale organica, civile e religiosa, fatta di molte prescrizioni; ma se la maggior parte di esse sono tese a preservare la comunità israelitica, alcune hanno tuttora un altissimo valore universale.

Infatti nel diciannovesimo capitolo del Levitico, relativo alle prescrizioni morali, introdotto da una bellissima premessa: “Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo”, sono richiamati alcuni precetti, che ampliano o precisano la portata dei dieci comandamenti; precetti che avrebbero meritato grande diffusione: a) nel tempo della mietitura e dei raccolti si dovranno lasciare i residui per i poveri e i forestieri; b) non si useranno inganni o menzogne a danno del prossimo; c) non si giurerà il falso; d) non si opprimerà il prossimo; e) si dovrà corrispondere il salario appena finito il lavoro quotidiano; f) non si dovrà approfittare degli sventurati; g) non si commetteranno ingiustizie in giudizio e, dunque si sentenzierà con imparzialità; h) allo stesso modo, i poveri dovranno essere trattati imparzialmente, senza usare preferenze verso il potente; i) non si spargeranno calunnie, né si coopererà alla morte del prossimo; l) non si coverà odio verso l’altro; m) quando necessario, si dovrà rimproverare apertamente il prossimo (richiamo a tal proposito un’affermazione di Gesù; “Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?” Vangelo di Matteo, capitolo 7, versetto 3); n) non ci si vendicherà; o) si amerà il prossimo come se stessi; p) non ci si rivolgerà a negromanti e indovini; q) si ameranno i forestieri come sé stessi; r) non si trufferà nessuno.

Così dice il Signore: "Spezza il tuo pane con l'affamato, introduci in casa i miseri, senza tetto, vesti chi è nudo, senza distogliere gli occhi dalla tua gente. Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto.

Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà: 

implorerai aiuto ed egli dirà: Eccomi!

Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se offrirai il pane all'affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua oscurità sarà come il meriggio".

Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a Te, o Dio. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?  Manda la Tua Verità e la Tua Luce; siano esse a guidarmi, mi portino al Tuo Monte Santo e alle Tue Dimore. Verrò all’altare di Dio, al Dio della mia gioia, del mio giubilo. A Te mostrerò tutta la mia esultanza, Dio, Dio mio.

Pietà di me o Dio secondo la Tua misericordia; nella Tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre davanti. Contro di Te, contro Te solo ho peccato, quello che è male ai Tuoi occhi, io l’ho fatto. Ecco nella colpa sono stato generato. Ma tu vuoi la sincerità del cuore e nell’intimo mi insegni la sapienza. Purificami profondamente e sarò immacolato. Lavami e sarò più bianco della neve. Crea in me, o Dio, un cuore puro. Rinnova in me uno spirito saldo. Insegnerò agli erranti le Tue vie. E i peccatori a Te ritorneranno.

 

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